Ciao! Ho scritto questa cosa qui dopo le due serate di IMPUBBLICABILE!, il compleanno di Matteo Romagnoli di Garrincha Dischi <3. Vorrei che restasse, che trovasse casa in un posto sicuro, quindi la lascio qui sotto;

Esiste una canzone che si chiama “la musica non è una cosa seria”. L’ho sentita live più volte e a me il suo nome piace. Mi fa sempre venire in mente che degli ultimi anni nulla è stato una cosa seria. Non la musica, non i concerti, non i treni, non la distanza da casa, non le risate, non le città piccole di cui non ricordo neanche il nome; non le camere microscopiche in cui abbiamo dormito, non l’autostrada, non i chilometri, non qualcuno che non c’è, non i pianti, non il fondersi con la gente, non le piazze, non i festival, non il caldo, non il mal di testa, non la stanchezza, non il salutarsi dopo mesi, non l’abbracciarsi più forte; non il cercare di non crescere mai. Niente è stata una cosa seria. Neanche il fatto che ora, qualche giorno dopo quella grande festa, ci sentiamo tutt3 molto vulnerabil3. Un po’ piangiamo, un po’ ridiamo per come stiamo reagendo. L’unica cosa seria che c’è stata è che ci siamo divertit3 e ci divertiamo ancora, ogni volta. È che ci vediamo inaspettatamente in posti lontani da casa nostra e ci abbracciamo forte. Un grande ammasso di persone a cui voglio molto bene. Tra queste c’è L che mi saluta appoggiandomi violentemente un dito sulla fronte e poi sorride, A che mi corre ogni volta incontro, C che poi siamo ubriachi. C’è S che consiglia di intraprendere un’arte marziale per lasciare le tensioni, M che è cintura nera, G che forse è meglio se i confini non ci sono, E che dopo le serate mi ascolta e si caga un po’ il cazzo, S che mi abbraccia da lontano. c’è anche M, che non c’è ma io, io lo sento ancora. W, invece, ride forte di me e quando mi manca molto vado a trovarla anche se vive lontano. A me piace fare questa cosa che parto e vado. Sono anni che in un modo o nell’altro cerco di stare lontano da casa. Casa, soprattutto dopo l’alluvione, non so più che cosa sia. Non lo so, casa un po’ me la porto dentro, un po’ mi sento persa, un po’ forse non voglio trovare una definizione troppo precisa. Comunque, lontano dalla mia città sto meglio. Scappo dalla routine quotidiana e cerco persone e situazioni che distruggano le certezze a cui mi aggrappo per vivere con più tranquillità. Funziona che esco di casa, ho paura, prendo treni, poi c’è tanta gente e ho paura ancora, mi metto in discussione, parlo con le persone, vado a dormire tardi e la mattina dopo corro a prendere un treno che non mi aspetta. Quell’ammasso di metalli sicuramente non aspetta me che mi perdo nelle parole, nelle canzoni, nella stanchezza, negli occhi della gente. Nonostante la rabbia che mi sale quando mi chiedono di andare veloce ma non mi va, guardo fuori dal finestrino e penso che dover correre, a volte, mi faccia bene.

Subito dopo la fine del concerto ho incontrato A. Eravamo circondati da persone che ridevano, noi piangevamo. Vedendo tutto ciò, A. se ne è uscito con “ma rega ma quest3 palesemente erano ad un altro concerto, cazzo”. forse scritta così non fa poi così ridere ma in quella situazione, in quella vulnerabilità lì, giuro, mi sono piegata in due.

Lascio queste ultime righe per W. La sera prima eravamo insieme ad un concerto dopo tanti mesi che non ci vedevamo. Ci vediamo poco perchè abitiamo lontane ma ci vogliamo molto bene. Ho scritto queste parole il giorno seguente sul treno, poco dopo esserci salutate in stazione. Era una mattina di sole.

poi sul treno
che mi riporta a casa
che mi riporta qua
vedere un ragazzo che sale
piangendo
dopo aver abbracciato
stretto
una persona
a me fa male
un po’
sentire forte
qualcosa di simile
a quello che lui
stava sentendo.

-micio 🧶

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4 commenti a “Non è una cosa seria”
  1. Per la musica, per le vita, per Matte che non c’è più, per noi che ci siamo ancora e per tutte le cose belle che da oggi cadranno, perché siamo vulnerabilə è vero, ma siamo anche forti e meravigliosə e cambieremo il mondo ma cambierà davvero.
    Sei tra le parti più belle di questa corsa che è la vita, tra queste pause che si chiamano concerti e questo amore che è garrincha e che siamo io e te.

    1. art, grazie per le parole. viva Matte, viva tutto questo. (viva noi, viva te, ti voglio bene fortissimo, -micio)

  2. Non sono stata lì con voi ma ho sentito tutto, a volte c’è così tanta vita in così tanto dolore e così tanta forza in tanta vulnerabilità. È sempre bello leggere qualcosa di autentico e sincero, grazie per averlo condiviso. Che le cose non serie vi portino sempre così lontano, a riempire una vita anche quando si ha tanta paura, che a volte perdersi è solo un pretesto per ritrovarsi

    1. anche noi speriamo che le cose non serie possano portarti lontano, se ne hai bisogno. grazie per queste parole, sono davvero un abbraccio

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